Dall’inglese “to burn out” che significa “bruciarsi, esaurirsi”: la psichiatra americana Maslach nel 1975 è la prima ad utilizzare “burnout” per definire tutti quei sintomi di patologia comportamentale spesso collegati con le professioni che hanno un’alta attività relazionale.

Secondo la Maslach, il burnout è una vera e propria perdita di interesse, un esaurimento sul piano emozionale e una conseguente riduzione delle capacità interpersonali. Vale la pena approfondire meglio questa sindrome per indagare meglio cosa sia e come si possa agire a riguardo.

Sindrome da burnout: cosa significa?

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) classifica questa sindrome come una forma di stress spesso lavorativo che non si è in grado di gestire positivamente. Il burnout è dunque uno stato di esaurimento che può colpire sul piano emotivo, fisico e mentale.

È importante però sottolineare che questo disagio può avvenire anche al di fuori della sfera lavorativa ed estendersi alla vita privata, e che non è mai un problema del singolo individuo ma piuttosto del struttura sociale nella quale questo si trova ad agire. Questo, ad esempio, è il motivo per cui il burnout spesso avviene in contesti professionali: il lavoro modella il modo in cui gli individui agiscono e interagiscono tra di loro, così come la loro percezione del contesto.

I sintomi della sindrome da burnout ai quali prestare attenzione

Per fortuna, la sindrome non emerge da un giorno all’altro, ma piuttosto si delinea nel tempo, in fasi diverse e dunque può essere riconosciuta e monitorata.

I tre sintomi principali sono:

  • Sensazione di sfinimento, fase nella quale molti individui continuano ad impegnarsi nelle loro mansioni non avvertendo i primi campanelli di allarme.
  • Distacco mentale rispetto al proprio lavoro che porta a spossatezza, irritabilità e irrequietezza con l’eventuale manifestarsi di una stanchezza cronica. Questa indifferenza che a volte arriva a forme di cinismo altro non è che un’autodifesa per prendere le distanze dalla sorgente del disagio.
  • Calo dell’efficienza lavorativa con conseguente aumento di rassegnazione e inadeguatezza e mancanza di forze e fiducia nelle proprie risorse.

Quali lavori sono più colpiti dal burnout?

La sindrome di esaurimento emotivo definita burnout può manifestarsi soprattutto nelle professioni che implicano relazionali interpersonali, più spesso nei paesi occidentali con elevato uso della tecnologia. Medici, psicologi, infermieri, insegnanti sono i primi ad essere colpiti dalla sindrome del burnout proprio per la natura del loro lavoro che richiede loro di essere a disposizione dell’altro, curare il benessere altrui e risolvere eventuali problemi.

Negli anni però la casistica di individui colpiti dalla sindrome del burnout ha visto l’inclusione di altre categorie sia di liberi professionisti che dipendenti: l’avvocato, il ristoratore, il politico, l’impiegato delle poste, il manager, la centralinista, la segretaria sono solo alcune dell’elenco. 

Sindrome da burnout e smart working

È riconosciuto ormai che la sindrome del burnout abbia maggiore presa sugli individui che si trovano a vivere contesti e situazioni nei quali la natura del lavoro è molto lontana dalla loro. Le richieste quotidiane possono appesantire l’individuo fino al punto che questo perda energia ed entusiasmo anche nella vita personale.

In una situazione di dipendenza sembra effettivamente essere più plausibile che questo succeda, ma anche le libere professioni ne sono colpite e dunque anche chi lavora in smart working. Questo perché, di nuovo, le richieste di raggiungere gli obiettivi professionali prefissati vanno a discapito di quelli personali con una sovrapposizione che può rivelarsi molto critica.

Sindrome da burnout e psicoterapia

Il supporto di uno psicoterapeuta è un ottimo modo per gestire e superare la sindrome da burnout. È fondamentale che l’individuo però riconosca di esserne affetto così da poter iniziare la terapia il prima possibile. Per evitare che la sindrome deteriori infatti sia la vita lavorativa che quella privata della persona, bisogna intervenire con efficacia e tempismo.

Una volta iniziata la terapia verranno forniti quegli strumenti cognitivi che permetteranno all’individuo di individuare il problema, comprendere le relazioni ad esso connesse e modificare il proprio comportamento per ritrovare il benessere necessario.