La fine del lockdown, l’estate che arriva e la voglia di stare all’aperto. Sembra però che non tutti stiano vivendo queste settimane con lo stesso entusiasmo e voglia di fare. Si tratta della cosiddetta Sindrome della capanna, ossia quella paura di uscire di casa dopo mesi di quarantena dovuti alla pandemia del COVID19. E’ la Società italiana di psichiatria (Sip) ad averlo dichiarato e non c’è niente di cui preoccuparsi!

Il ritorno alla normalità non è da tutti gradito, le abitazioni (in alcuni casi) si sono rivelate un rifugio sicuro, la routine costruita da marzo è diventata presto abitudine e l’isolamento che all’inizio era spiacevole è stato accettato dai naturali meccanismi di sopravvivenza dell’uomo che hanno permesso di contrastarlo e di adattarsi al confinamento.

Sindrome della capanna: cos’è?

Le prime descrizioni cliniche risalgono al 1900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti, quando i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna, abituandosi all’isolamento. Questo portava al rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia. Succede anche ai guardiani dei fari per ovvie ragioni! Alcuni sintomi possono essere affaticamento, scarsa memoria, voglia di alcuni cibi in particolare. E’ importante ricordare che non è un disturbo psicologico, ma piuttosto una reazione emotiva dopo un contesto di isolamento durato diverse settimane.

Sindrome della capanna ai tempi del Covid-19

La pandemia del COVID19 che ha portato a un lockdown legale su scala globale ha innescato anche un lockdown psicologico dettato soprattutto da paura, incertezza e confusione delle prime settimane. La perdita di fiducia verso il mondo esterno che va di pari passo con l’acquisizione invece di certezza casalinghe, è stata enfatizzata in questa pandemia dalle diverse opinioni di esperti e non, dalle indicazioni troppo spesso contraddittorie e non coerenti. Ecco allora che una volta di più, le mura di casa diventano l’unico luogo sicuro.

Sindrome della capanna e bambini

Quasi tutte le certezze dei bambini sono venute meno. Non c’era più scuola, i nonni erano tenuti lontani mentre i genitori erano sempre a casa. Nessuna attività sportiva o extra-scolastica. Anche se si è riusciti a strutturare questi mesi con positività e gioco, anche nei bambini si può verificare la sindrome della capanna. Se è vero che i bambini sono uno specchio dell’atmosfera che hanno intorno, a genitori ansiosi corrisponderanno bambini ansiosi, a genitori più rilassati e positivi, bambini più rilassati. I bambini hanno dalla loro un’infinita capacità di riadattarsi più velocemente degli adulti, ma non si può sapere in quanto tempo. Non basta dirgli che andrà tutto bene per rassicurali, non bastano le parole, perché la nostra comunicazione è prettamente non verbale.

Sindrome della capanna e adolescenti

Nella gestione della ripresa alla normalità c’è una profonda differenza tra bambini e adolescenti. I ragazzini hanno vissuto questa straordinaria esperienza nella fase di vita più legata all’evasione, al prendere le distanze dagli adulti di riferimento e quindi sono portati a riappropriarsi della loro libertà spesso interpretando le regole a propria discrezione e a proprio vantaggio. In alcuni casi però, si potrebbero manifestare sintomi da sindrome della capanna, soprattutto tra gli adolescenti più introversi e sensibili che hanno a loro volta costruito un guscio protettivo nella loro camera.

Sindrome della capanna: rimedi e terapie

Normalmente, la spinta a esplorare il mondo esterno e la voglia che induce a re-incontrare gli altri, porta a scardinare queste emozioni nell’arco di 2 o 3 settimane e a riconciliarsi con un mondo esterno. Pur rimanendo potenzialmente pericoloso, diventa infatti gestibile. Ad ogni modo, il cervello ha bisogno di routine per gestire il tempo, sentirsi al sicuro e non dare troppo spazio ad ansie e paure, dunque prima regola è darsi tempo, accettare che le sensazioni provate siano pienamente comprensibili e superabili.

Altri due trucchi? Evitare di passare molte ore a letto o facendo lunghe pennichelle e dividere la giornata in momenti. Dal lavoro, allo studio alla pulizia della casa, al tempo per mangiare in modo sano fino all’esercizio fisico. In questa routine includere un giro a tappe intorno a casa.