“Non fare niente, che in questo caso significa non avere degli impegni, non avere una giornata organizzata, vivere il tempo senza guardare l’orologio e non avere la più pallida idea di cosa farete tra tre ore, tre giorni o tre minuti, è una grande opportunità. Lo è in qualsiasi momento, ma lo è a maggior ragione in questo momento storico, dove il mondo è in pausa”. Sono un vero e proprio elogio del non far niente queste parole scritte dalla giornalista Francesca Zaccagnini, un’ode a quella libertà che nasce da questo periodo nel quale siamo svincolati da appuntamenti, aperitivi, cene, riunioni, cinema e mostre. Se infatti sembra che in lockdown tutti stiano facendo una corsa all’hobby più disparato, alla panificazione perfetta e al miglior programma di allenamento fisico, ci sono anche alcune persone (sempre di più) che non hanno voglia di fare niente. Assolutamente niente. E va benissimo così!

Vediamo perché…

Sebbene si stia entrando nella fase 2, il tempo che trascorriamo a casa si sta dilatando molto rispetto a tempi normali e l’oscillazione dei nostri atteggiamenti nei confronti del COVID-19 si sta manifestando secondo norme diverse proprio per l’eccezionalità del momento. Scienza e medicina stanno rivelando che le informazioni e gli stimoli che riceviamo in queste settimane, sia a livello conscio che inconscio, vengono assorbite nel sistema cognitivo molto probabilmente senza essere interamente comprese e interiorizzate, bensì subendo un processo chiamato di accomodamento. Questo succede perché interagiamo con un fenomeno che è in continuo mutamento, non è ancora definito e non ha un termine temporale.

A dirla tutta, è una modalità più che comune nel nostro sistema cognitivo: la vita stessa è in continua evoluzione e dunque un fenomeno che ci porta a modificare degli schemi di pensiero e di azione e permette di agire in maniera congrua. L’accettazione del presente come tale, nella sua interezza, varietà e complessità è una pratica importante se non essenziale per convivere con il fenomeno presente del COVID-19. Ed è proprio in questo stato di mindfulness (presenza e accettazione del presente) che possiamo concederci, senza remore, il gusto del dolce far niente e che possiamo liberarci dalla sindrome dell’agenda piena. Siamo più che esonerati dal riempire le nostre giornate, non seguire nessuna diretta sui social, non leggere dieci libri al giorno o guardare tutta la filmografia del nostro regista preferito. Siamo piuttosto invitati a lasciare che la mente rimanga vuota (per quanto possibile), vaghi e si alleggerisca.